Lune nere

Publié le par Raffaella

Esattamente un anno fa eravamo caduti in un buco nero. Era iniziato di notte, e la paura che provavamo era diventata terrore puro con il passare delle ore. Il terrore era stato il mio solo compagno nell'attesa, interminabile, di fronte ad una porta chiusa. Lo sguardo a terra, le mani strette attorno a un cellulare desolatamente senza campo, ad aspettare che uno di quei camici bianchi si fermasse per dire due parole. Aveva fatto compagnia anche a te, al di là di quella porta chiusa, fermo ad aspettare che qualcuno ti spiegasse cosa stesse succedendo.

La paura ci ha fatto compagnia a lungo, in giorni fermi e tutti uno uguale all'altro, durante ore passate a fare gli equilibristi, a indossare sorrisi e serenità lontane e sconosciute, a rispondere senza dire niente, a rassicurare anche se le mani non smettevano di tremare, a dormire sonni senza riposo...

Lentamente, con il passare delle settimane, le mani hanno smesso di tremare e le porte si sono schiuse per lasciar passare camici rassicuranti e sorridenti.

Oggi, che l'incubo è lontano, abbiamo capito che la paura, quando ti lascia, non se ne va mai via davvero... ti lascia, con una silente compagnia: uno stato di allerta continuo.

Oggi io e te siamo come le sentinelle del turno di notte, con la testa ciondolante per il sonno, ma pronti a scattare ad ogni rumore sospetto nel buio.

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Sciura Pina 10/11/2012 23:05


Come forse saprai sono stata spesso, negli ultimi nove anni, dietro quella porta, ho isto i camici e gli sguardi ora tesi ora sorridenti. Non si fa mai l'abitudine alla paura, ma si impara a
conviverci. Si diventa attenti ad ogni respiro, ad ogni minimo mutamento. Ma si impara anche a vivere la vita in un modo diverso, dando importanza a ciò che veramente conta.


Un abbraccio

Raffaella 25/11/2012 16:15



E' vero. All'improvviso ci si rende conto di quante cose inutili siano state l'oggetto dei nostri pensieri, delle nostre preoccupazioni e si capisce dolorosamente che sono ben altre quelle che
contano.


Un abbraccio anche a te


Raffa



Dora 16/10/2012 16:46


Ti dirò una cosa sciocchina, visto che stiamo comunque parlando di un evento passato.


Se ci fosse stato campo sarebbe stato peggio. Lo so perchè fuori da troppe porte d'ospedale sono stata negli ultimi anni; e purtroppo ho un sacco di zie e cugine , oltre qualche amica. Quando c'è
campo: è un continuo inviare sms multipli con le notizie che ti arrivano dai medici, sono le decine di risposte e nuove domande che arrivano subito dopo.  Il tutto mentre cerchi di farti
forza e incoraggiare l'ottimismo dei parenti fisicamente presenti vicino a te. Il telefono diventa davvero un pezzo di incubo in più!


Dora 

Raffaella 16/10/2012 20:17



Probabilmente hai ragione tu; lì per lì mi era sembrato l'ultimo della serie di sgambetti della vita, ma con il senno di poi forse è stato meglio così. :)



Clara 16/10/2012 06:54


Spero che il buio e la paura siano passati, un in bocca al lupo, Clara.

Raffaella 16/10/2012 20:18



sì, sono passati entrambi. Resta un filo di tensione, come una corrente sottopelle che ti fa stare sempre "in campana" (come dicono dalle mie parti), ma il peggio è passato. :)



Lo 15/10/2012 18:35


mi spiace..qualsiasi cosa sia è terribile...mi spiace...ti abbraccio per quel che serve

Raffaella 15/10/2012 21:50



Per fortuna è tutto passato, oggi è solo un ricordo amaro e ben lontano.


Grazie per l'abbraccio :)



carla 15/10/2012 05:03


Un abbraccio, qualunque cosa sia...

Raffaella 15/10/2012 15:44



Un incubo che per fortuna è finito e lontano, ma la paura che abbiamo provato è stata talmente tanta che temo non riusciremo più a tornare "spensierati" come eravamo prima... è come se
ci guardassimo continuamente alle spalle per paura di un nuovo agguato della vita.